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Divieto di patti successori e nullità di testamenti reciproci di due coniugi

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Gli Ermellini hanno aggiunto alle disgrazie di un anno già difficile un ribaltamento di una certezza in materia testamentaria.

Finora non ci si è mai posti il problema di alcune pratiche applicazioni dell’art. 458, che, in materia di divieto di patti successori, dispone che “Fatto salvo quanto disposto dagli articoli 768-bis e seguenti, è nulla ogni convenzione con cui taluno dispone della propria successione. È del pari nullo ogni atto col quale taluno dispone dei diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta, o rinunzia ai medesimi”.

Proviamo a metterci nella situazione di due coniugi di oltre ottant’anni. La maggior parte di noi farebbe un ragionamento molto simile a quello fatto dai due coniugi autori dei testamenti oggetto della sentenza, ovvero fare testamento l’uno a favore dell’altro e, entrambi, sostituire l’erede, in caso non accettazione con altro soggetto, lo stesso per entrambi, il tutto con due testamenti separati, per non violare anche il divieto di testamento reciproco ex art. 589 c.c.

La Suprema Corte di Cassazione, sez. II civile, con sentenza 1° aprile – 2 settembre 2020, n. 18197 (testo in calce) va oltre il mero dato letterale e interpreta anche la presumibile volontà dei coniugi, sostenendo, citando il loro Massimario, che “l’esistenza di un patto successorio istitutivo non deve risultare necessariamente dal testamento o da atto scritto, potendo al contrario essere dimostrata con qualunque mezzo, giacché si tratta di provare un accordo che la legge considera illecito.”.

In sintesi due coniugi fanno, lo stesso giorno, con due atti separati i rispettivi testamenti, nominandosi rispettivi beneficiari e in sostituzione nominando e/o legando beni ai figli, e pertanto uguali.

Non c’è l’esatta trascrizione dei due testamenti nella sentenza. Viene solo scritto:

“Occorre premettere che i testamenti, redatti lo stesso giorno con atti separati da Tizio e Tizia, contenevano innanzitutto disposizioni reciproche in favore dei due testatori. Chi fosse morto per primo avrebbe avuto a titolo di legato l’usufrutto generale della impresa commerciale, menzionata in ambedue i testamenti. I testatori disponevano poi reciprocamente di parti di immobili di rispettiva appartenenza (pian terreno e primo piano del palazzo di via Milano 28 e della casa di via Palestro 433): il testatore superstite avrebbe ereditato la parte dell’altro. Ambedue i testatori avevano previsto una sostituzione per il caso che il designato non avesse voluto o potuto accettare e per il caso di commorienza: i beni sarebbero andati al figlio Tizietto. I due testamenti contenevano disposizioni in favore dell’altro figlio Mevio, al quale i testatori lasciavano le quote di relativa spettanza di altri immobili (terreno agricolo e fabbricato annesso di c.da Fontana; palazzina di via Bixio, angolo via Milano; secondo piano di via Milano 28; garage di via Milano 42). I testamenti contenevano una disposizione di chiusura con la quale si lasciavano gli altri beni al figlio Tizietto, designato quale legatario dei beni che ciascuno dei testatori avrebbe ereditato da chi dei due fosse morto per primo.”

La Cassazione esclude che trattasi di violazione del divieto di testamenti reciproci (art. 589 c.c.) ma ammette che è palese che alla base dei due testamenti ci sia un accordo tra i due coniugi per regolare le rispettive successioni, e così conferma la nullità degli stessi per violazione del divieto di patti successori istitutivi.

La Cassazione ha confermato quanto sostenuto dal Tribunale di merito: “Il giudice di prime cure, in particolare, esaminando i due testamenti ne ha evidenziato l’assoluta identità. Ricavando da ciò la conclusione che essi sono manifestazione di specifico· e obiettivo accordo fra i testatori. Accordo che inferisce da tre elementi obiettivi: la contemporaneità della redazione, l’identità del contenuto e l’identità della forma”.

Ho riletto più volte la sentenza sperando di averla letta male, purtroppo non è così, in quanto mi sembra molto pericolosa e poco logica, soprattutto considerando la prassi.

Ovviamente bisognerebbe leggere i testamenti oggetto della sentenza e vedere come li hanno scritti, ma sembra che la Cassazione accolga un ragionamento ancor più esteso, ovvero quello di leggere i due testamenti insieme presumendo accordi sottostanti se anche solo indiziari.

Nella vita reale consiglio a qualsiasi giurista di stare attento d’ora in poi a consigliare, come è accaduto finora, a due coniugi di fare i rispettivi testamenti lo stesso giorno e simili. Purtroppo ci si trova in una situazione molto particolare, in cui dobbiamo cercare di “aggiustare” la volontà di due testatori in quanto c’è una sentenza che potrebbe valere la nullità della volontà di fare testamento. Consiglierei di fare testamento a distanza di qualche giorno l’uno dall’altro, cambierei la mera forma, ovvero modalità di scrittura, seppur difficile se l’obiettivo è lo stesso. Ultimo accorgimento, se il patrimonio è cospicuo, aggiungerei un paio di legati finali a legatari distinti, così da differenziarli il tanto che basta perché detta sentenza non possa essere richiamata, o che quantomeno sia di più difficile applicazione.

Fonte: Altalex

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